Il ruolo di Felice Gianani nelle trasformazioni bancarie degli anni Ottanta

1. Tre anni fa è maturata la decisione di realizzare un primo approfondimento della figura di Felice Gianani, scomparso prematuramente nel 1992 dopo aver svolto per oltre un decennio l’incarico di Direttore Generale dell’Associazione Bancaria Italiana. Ciò tenuto conto della centralità della sua figura in un decennio molto importante per le banche e per la loro associazione, impegnate in una fisiologica trasformazione dettata dell’evoluzione della natura e della funzione del nostro comparto creditizio (clicca qui per la scheda del libro).

Ben presto il procedere della ricerca – che è stata affidata a Valerio Torreggiani, ricercatore presso l’Università degli Studi di Udine – ha permesso il superamento dell’iniziale intenzione di realizzare una semplice biografia.

Volendo, infatti, inserire l’iniziativa in un contesto ispirato ad una rigorosa ricostruzione storica, si è deciso di attenersi strettamente alla consultazione dei documenti d’archivio. Tanto più che, nella fattispecie, si aveva la possibilità di esaminare il prezioso patrimonio costituito dall’archivio storico dell’Associazione Bancaria Italiana, che permetteva, tra l’altro, il reperimento di documenti in larga misura inediti.

È stato così possibile sfuggire al rischio di fare un’operazione puramente rievocativa e, per ciò stesso, pericolosamente indulgente verso quell’aspetto emozionale che una biografia generalmente comporta. Al contrario, l’operazione è stata ricondotta al registro oggettivo della ricerca storica, ripercorrendo, in un’ottica del tutto inedita e “dal di dentro”, un decennio importante per il sistema creditizio italiano e costituendo una fonte nuova ed originale per la ricostruzione dei cambiamenti epocali che in quel periodo interessavano le banche italiane.

2. Erano gli anni in cui, nel quadro dei più ampi mutamenti che stavano investendo le economie e le società occidentali, la stessa concezione di banca e di lavoro bancario stava mutando profondamente a seguito del rapido affermarsi di nuove esigenze.

I meccanismi di funzionamento della realtà erano modificati in profondità da processi non più gestibili con il tradizionale strumentario non più in grado di dare risposte adeguate ai problemi posti dalla decentralizzazione e diversificazione dell’attività produttiva, dall’accresciuta importanza di nuovi titolari di spesa (ceti medi e giovani), dalla terziarizzazione dell’attività produttiva, dalle nuove configurazioni dei comportamenti collettivi.

Cambiamenti macroeconomici e sociali che imponevano l’adozione di nuove modalità nello svolgimento dell’attività delle banche, le quali erano chiamate ad una più accurata analisi delle tendenze di mercato, ad una diversificazione dei prodotti bancari offerti e ad una reimpostazione del loro stesso rapporto con il mercato.

Erano gli anni delle riforme istituzionali, della riforma dei mercati borsistici e della riforma esattoriale, dell’evoluzione della politica monetaria e del processo di formazione dei tassi di interesse, della liberalizzazione della concorrenza bancaria, delle grandi operazioni di ristrutturazione del debito di aziende in crisi, del definitivo decollo dell’innovazione tecnologica, con specifico riferimento all’automazione dei sistemi di pagamento.

Ma era anche la stagione degli accordi interbancari declinata, da un lato, nell’Accordo interbancario per la pubblicità e la trasparenza delle condizioni applicate alla clientela e, dall’altro lato, nella costituzione del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Era soprattutto la stagione in cui veniva lanciata la duplice sfida dell’integrazione europea e della nuova legge bancaria.

3. L’approccio adottato dalla ricerca permette di sviluppare il ragionamento su più livelli: il protagonista delle vicende narrate (Gianani), l’istituzione nella quale ha operato (l’Associazione Bancaria Italiana), i temi considerati (le trasformazioni bancarie) ed il periodo storico di riferimento (gli anni Ottanta del secolo scorso).

In particolare, vengono ricostruite, da una parte, le sfide particolarmente impegnative che riguardarono le banche italiane nella penultima decade del secolo scorso e, dall’altra parte, l’intelligenza e il vigore con cui esse seppero dare risposte, che tracciarono il loro successivo cammino di evoluzione e di progresso.

In tal modo, oltre a rievocare la funzione che l’Associazione Bancaria Italiana ebbe nell’interpretazione e nella gestione di questioni cruciali per il comparto creditizio, vengono chiarificate le risultanze e gli insegnamenti scaturenti da quella esperienza storica, mettendo a disposizione elementi utili alla definizione di metodi d’intervento e di strategie da attivare e adottare anche per l’oggi.

4. In tutto questo, non manca l’approfondimento della figura di Felice Gianani, il quale, in quanto protagonista di quegli eventi, ne emerge come il risultato di una singolare commistione tra l’uomo dell’istituzione, interprete rigoroso del suo ruolo di direttore, esecutore delle indicazioni provenienti dagli Organi deliberanti dell’ABI, e il mediatore, pur sempre portatore di una propria visione strategica.

In altre parole, Gianani era il capo della macchina di un’associazione il cui statuto lo inquadrava in un ruolo di esecuzione delle direttive promananti dagli organi di governo dell’ente (il Presidente e il Comitato esecutivo), nonché di preliminare approfondimento tecnico delle varie materie rimesse alla decisione politica.

Ma al tempo stesso la grande preparazione, l’innato senso di equilibrio, le doti personali che lo portavano ad intessere una grande rete di contatti facilitati dalla non comune capacità di intrattenere rapporti personali e professionali ne facevano inevitabilmente un protagonista, sia pure “dietro le quinte”, di quegli anni cruciali per le nostre banche.