Il pensiero di Einaudi sull’emigrazione italiana

  1. Nel 2022 è stata sottoscritta una Convenzione tra l’Istituto Luigi Einaudi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (CNR-ISEM) e il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
     
    La Convenzione impegnava le parti a “svolgere congiuntamente un’attività di ricerca e di alta divulgazione nell’ambito delle scienze sociali, economiche e finanziarie, con specifica attenzione ai temi della storia economica e della storia del pensiero economico”.

     In tale contesto ed al fine di concorrere allo sviluppo dell’interesse e della sensibilità del mondo scientifico e, più in generale, dell’opinione pubblica nei confronti delle richiamate tematiche, è stata affidata al Dott. Renato Raffaele Amoroso, ricercatore presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, la realizzazione di uno studio sul pensiero di Luigi Einaudi nel più ampio dibattito sull’emigrazione italiana a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, con specifico riferimento alle cause, ai modelli di sviluppo, alle conseguenze sui territori di partenza e sui paesi di destinazione.

    Ci si riferisce, in particolare, al pensiero di Luigi Einaudi nel più ampio dibattito sull’emigrazione italiana negli anni a cavallo dell’Ottocento e del Novecento, con specifico riferimento alle cause, ai modelli di sviluppo, alle conseguenze sui territori di partenza e sui paesi di destinazione.

    Gli approfondimenti preliminarmente svolti dall’Autore, con il significativo sostegno di un Comitato scientifico a tale scopo costituito, hanno convinto dell’opportunità di suddividere lo studio in due fasi distinte, alle quali corrisponderà l’uscita, in tempi diversi, di due distinti volumi:

  •  la prima fase incentrata sull’esame delle riflessioni economiche, sociali e umane di un “giovane” Luigi Einaudi (la gran parte dei suoi contributi sul tema dell’emigrazione appartengono, infatti, all’età della formazione, in cui egli studia i grandi temi del suo tempo), laddove paiono esistere le condizioni per stimolare una lettura davvero rinnovata di Einaudi come economista “classico” e, allo stesso tempo, “umanista” nel saper cogliere i bisogni profondi degli uomini, in linea con quella che fu la sua formazione scientifica maturata a Torino presso il Laboratorio di Economia Politica di Salvatore Cognetti de Martiis;
  • la seconda fase incentrata sulla realizzazione di un inquadramento di contesto, all’interno del quale delineare ed interpretare i rapporti tra il sistema bancario e l’emigrazione, con particolare riferimento al ruolo delle rimesse.
  1. Nel mese di ottobre 2025 è stata pubblicata – costituendo, dunque, il settimo volume della collana “Istituto Luigi Einaudi” – l’opera “Luigi Einaudi e l’emigrazione italiana” realizzata dal Dott. Renato Raffaele Amoroso (clicca qui per la scheda del libro).
     
    L’opera, che si può considerare un contributo originale nella pur vasta letteratura sul magistero dell’economista piemontese, investiga in modo particolare il pensiero del “giovane” Einaudi (la gran parte dei suoi contributi sul tema dell’emigrazione appartengono, infatti, all’età della formazione, nella quale egli comincia a studiare i grandi temi del suo tempo).
     
    In coerenza con l’impostazione adottata nella realizzazione degli altri volumi promossi dall’Istituto sul pensiero e sull’opera di Luigi Einaudi, nel suo studio l’Autore ha fatto parlare, quanto più possibile, le fonti. Attente e approfondite sono state, dunque, la ricerca e l’analisi delle fonti dirette (articoli e monografie di Einaudi comparsi sulla stampa quotidiana o pubblicati su riviste specializzate) e indirette (studi coevi di primari studiosi pubblicati, ad iniziativa di Einaudi, su riviste impegnate su temi economici e sociali, in primis su “La Riforma Sociale”, di cui lo stesso Einaudi fu redattore, vicedirettore e infine direttore).

    Ne risulta una lettura rinnovata di Luigi Einaudi, dalla quale egli emerge come economista “classico” e, allo stesso tempo, “umanista”, cioè in grado di cogliere i bisogni profondi degli uomini. La volontà di associare dati e storie di vita rende completo ed esalta l’approccio metodologico adottato da Einaudi, impegnato ad agevolare la percezione della complessità della questione migratoria per il tramite della restituzione della dignità alle persone che ne sono coinvolte, riconoscendo la centralità alle vicende personali dei migranti.

  2. L’idea forte della ricerca è costituita dalla concezione che Einaudi ha dell’emigrazione vista, da un lato, come fenomeno in grado di assicurare la sostenibilità finanziaria del modello di sviluppo italiano e, dall’altro lato, come infrastruttura essenziale del commercio internazionale.
     
    Nel primo caso, l’emigrazione alloca manodopera laddove se ne appalesa l’esigenza (costituendo, al contempo, una “valvola di sfogo” del surplus demografico) e fa giungere, attraverso le rimesse, risorse nei luoghi di origine favorendo la progressiva accumulazione di capitale per il tramite dell’autofinanziamento.

    Nel secondo caso, l’emigrazione consente alle industrie italiane di aumentare il proprio fatturato conquistando progressivamente i mercati dei Paesi in cui si registrano consistenti insediamenti di connazionali. A ciò si aggiunge che, quando le correnti migratorie raggiungono una definitiva maturità, i viaggi non sono più intrapresi da manodopera non qualificata, ma anche da risorse in possesso di una specifica professionalità, da capitalisti e da direttori d’azienda, per cui ai flussi migratori non si accompagna più solo l’invio di rimesse, ma anche la formazione di una classe imprenditoriale e l’apertura di nuove e articolate rotte commerciali.

    Per parte sua, lo Stato è chiamato ad accompagnare e sostenere con misure appropriate il processo migratorio in corso attraverso la stipula di accordi diplomatici per agevolare una corretta gestione dei flussi, la promozione della cultura e dell’insegnamento della lingua italiana all’estero e l’adozione di politiche di tutela dei nuclei italiani ormai stabilmente all’estero. Di converso, ogni suo tentativo di organizzare e di indirizzare l’emigrazione è destinato al fallimento, per cui occorre lasciare fluire liberamente l’emigrazione: il funzionamento delle catene familiari, la naturale espansione del mercato e la crescita graduale della domanda determineranno in modo automatico la scelta dei luoghi in cui insediarsi e cercare occupazione.