
Renato Raffaele Amoroso, Luigi Einaudi e l’emigrazione italiana, Bancaria Editrice 2025
Con la prefazione di Maurizio Sella e la premessa di Francesco Dandolo
E’ stata affidata al Dott. Renato Raffaele Amoroso la realizzazione di uno studio sul pensiero di Luigi Einaudi nel più ampio dibattito sull’emigrazione italiana a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, con specifico riferimento alle cause, ai modelli di sviluppo, alle conseguenze sui territori di partenza e sui paesi di destinazione.
In coerenza con l’impostazione adottata nella realizzazione degli altri volumi promossi dall’Istituto sul pensiero e sull’opera di Luigi Einaudi, nel suo lavoro l’Autore ha fatto parlare, quanto più possibile, le fonti.
Attente e approfondite sono state, dunque, la ricerca e l’analisi delle fonti dirette (articoli e monografie di Einaudi comparsi sulla stampa quotidiana o pubblicati su riviste specializzate) e indirette (studi coevi di primari studiosi pubblicati, ad iniziativa di Einaudi, su riviste impegnate su temi economici e sociali, in primis su “La Riforma Sociale”, di cui lo stesso Einaudi fu redattore, vicedirettore e infine direttore).
Ne risulta una lettura rinnovata del “giovane” Luigi Einaudi – la gran parte dei suoi contributi sul tema dell’emigrazione appartengono, infatti, all’età della formazione, nella quale egli studia i grandi temi del suo tempo – dalla quale egli emerge come economista “classico” e, allo stesso tempo, “umanista”, cioè in grado di cogliere i bisogni profondi degli uomini.
La volontà di associare dati e storie di vita rende completo ed esalta l’approccio metodologico adottato da Einaudi, impegnato ad agevolare la percezione della complessità della questione migratoria per il tramite della restituzione della dignità alle persone che ne sono coinvolte.
In tal modo, egli inaugura un filone di studi caratterizzato da un alto valore scientifico, senza però restare confinato nell’ambito di ricerche puramente tecniche, ma privilegiando un approccio interdisciplinare che riconosce centralità alle vicende personali dei migranti.
Nel primo caso, l’emigrazione alloca manodopera laddove se ne appalesa l’esigenza (costituendo, al contempo, una “valvola di sfogo” del surplus demografico) e fa giungere, attraverso le rimesse, risorse nei luoghi di origine favorendo la progressiva accumulazione di capitale per il tramite dell’autofinanziamento.
Nel secondo caso, l’emigrazione consente alle industrie italiane di aumentare il proprio fatturato conquistando progressivamente i mercati dei Paesi in cui si registrano consistenti insediamenti di connazionali. A ciò si aggiunge che, quando le correnti migratorie raggiungono una definitiva maturità, i viaggi non sono più intrapresi da manodopera non qualificata, ma anche da risorse in possesso di una specifica professionalità, da capitalisti e da direttori d’azienda, per cui ai flussi migratori non si accompagna più solo l’invio di rimesse, ma anche la formazione di una classe imprenditoriale e l’apertura di nuove e articolate rotte commerciali.
Per parte sua, lo Stato è chiamato ad accompagnare e sostenere con misure appropriate il processo migratorio in corso attraverso la stipula di accordi diplomatici per agevolare una corretta gestione dei flussi, la promozione della cultura e dell’insegnamento della lingua italiana all’estero e l’adozione di politiche di tutela dei nuclei italiani ormai stabilmente all’estero.
Di converso, ogni suo tentativo di organizzare e di indirizzare l’emigrazione è destinato al fallimento, per cui occorre lasciare fluire liberamente l’emigrazione: il funzionamento delle catene familiari, la naturale espansione del mercato e la crescita graduale della domanda determineranno in modo automatico la scelta dei luoghi in cui insediarsi e cercare occupazione.